Inganno Globale

Riscaldamento globale

 

 

Riscaldamento globale (global warming nella letteratura scientifica in inglese) è un termine popolarmente usato per descrivere l’aumento nel tempo della temperatura media dell’atmosfera terrestre e degli oceani. Il termine scientifico più corretto sarebbe invece surriscaldamento globale.

La biglia blu: La Terra vista dall'Apollo 17, dicembre 1972

La biglia blu: La Terra vista dall’Apollo 17, dicembre 1972

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Le cause del riscaldamento [modifica]

Il pianeta nella sua storia è andato incontro a cicliche modificazioni del clima che l’hanno portato ad attraversare diverse ere glaciali alternate ad epoche più calde. Queste significative variazioni del clima hanno permesso all’uomo il passaggio dello stretto di Bering, la colonizzazione dell’Australia o della Groenlandia (il cui nome significa appunto Terra Verde). Secondo alcuni le cause di queste modicazioni climatiche sono state principalmente legate all’andamento dell’attività del Sole o da quella eruttiva della Terra. Attualmente, il pianeta sta uscendo da un periodo freddo denominato piccola glaciazione durato dal 1550 al 1800 che ha seguito il periodo medievale, più caldo (tra il 1100 ed il 1400).

Variazione della temperatura globale (in rosso) e dell'anidride carbonica presente nell'atmosfera (in blu) negli ultimi 1000 anni; la causalità non è da tutti ritenuta provata ma una correlazione pare evidente.

Variazione della temperatura globale (in rosso) e dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera (in blu) negli ultimi 1000 anni; la causalità non è da tutti ritenuta provata ma una correlazione pare evidente.

Nella attuale fase di riscaldamento del pianeta si sta tuttavia assistendo ad una variazione significativa di uno dei fattori che potrebbero contribuire al riscaldamento globale: la concentrazione atmosferica di anidride carbonica (CO2). Tale incremento di circa 2 ppm all’anno (in due secoli si è passati da 280 ppm a 380 ppm, il valore più alto da 650.000 anni a questa parte [1]) non ha eguali nella storia recente del pianeta ed è oggi ritenuto indiscutibilmente legato all’uso di combustibili fossili (gas, petrolio, carbone) e dunque all’immissione in atrmosfera di enormi quantità di anidride carbonica (circa 25 miliardi di tonnellate all’anno).

Il nocciolo del problema è infatti la combustione di idrocarburi che durante il periodo carbonifero sono stati “fissati” nel sottosuolo (sono appunto “combustibili fossili”) ad opera della vegetazione e degli animali, passando dalla forma gassosa di CO2 a quella solida o liquida di petrolio o carbone. Negli ultimi 150-200 anni, invece, la combustione di tali giacimenti fossili ha invertito il processo riimmettendo nell’atmosfera questo carbonio sepolto da milioni di anni. Inoltre, secondo le stime, il pianeta riuscirebbe oggi a riassorbirne, mediante la fotosintesi clorofilliana e l’azione degli oceani, meno della metà delle emissioni.

Questo incremento della CO2 dovuto alle fonti fossili sarebbe ulteriormente amplificato, secondo recenti studi, dal surriscaldamento degli oceani: infatti le acque marine contengono disciolta una grande quantità di CO2 ed il riscaldamento dei mari ne causerebbe appunto l’emissione in atmosfera, aggravando l’effetto serra. Questi fenomeni devono far riflettere sulla estrema complessità degli equilibri climatici che nel corso di milioni di anni si sono consolidati, e dunque sul rischio che una apparentemente minima modifica comporti nel tempo effetti a catena imprevedibili ed incontrollabili.

Sebbene nella storia del clima le variazioni nei livelli di CO2 osservate siano state precedenti alle variazioni di temperatura e non viceversa (esiste un ritardo di 800 anni tra i picchi di temperatura ed i corrispondenti picchi di CO2 nell’atmosfera)[citazione necessaria], secondo il panel di esperti delle Nazioni Unite (IPCC) l’attuale riscaldamento non può essere spiegato se non attribuendo un ruolo anche a questo aumento di concentrazione di CO2 nell’atmosfera.

L’attività umana ha poi cominciato a ridurre la biomassa vegetale in grado di assorbire la CO2 (contribuendo quindi all’effetto serra) a partire dalla rivoluzione agricola neolitica. Tuttavia, solo alla fine del 1800 l’uso industriale dei combustibili fossili si è cominciato a riportare in atmosfera quella CO2 immagazzinata nei millenni sotto forma di materiale fossile (e.g. carbone, petrolio), causando una vera e propria impennata nella concentrazione di anidride carbonica.

A contribuire ulteriormente vi è la maggior produzione di metano dovuta ad un incremento significativo dell’allevamento intensivo e delle colture a sommersione (ad esempio il riso). La CO2 non è infatti l’unico gas serra: essa rappresenta solo lo 0,038% dei gas atmosferici e circa il 5% del totale dei gas serra, mentre ad esempio il vapore acqueo rappresenta lo 0,33% dei gas armosferici e contribuisce per circa il 50% ai gas serra.

Riassumendo, il fatto che l’atmosfera terrestre abbia temperature adatte alla vita è dunque dovuto principalmente a tre fattori:

  1. l’irraggiamento solare che fornisce l’energia per l’effetto serra
  2. l’effetto serra naturale e antropico, che amplifica l’effetto dell’irraggiamento solare
  3. l’attività geotermica dei vulcani[citazione necessaria].

L’alterazione del parametro “effetto serra” causa il fenomeno noto come riscaldamento globale.

Per approfondire, vedi la voce Effetto serra.

Gli effetti del riscaldamento globale [modifica]

I modelli climatici elaborati dall’IPCC indicano un potenziale aumento della temperatura, durante questo secolo, compreso tra 1,4 e 5,8 °C.

Tra i possibili effetti di tali mutamenti climatici si stima vi possa essere un aumento del livello del mare in alcune aree del pianeta, in particolare in quelle con minori tassi di evaporazione, ciò a causa dell’espansione termica e dello scioglimento dei ghiacci continentali oltre che dei ghiacciai montani.

L’aumento della temperatura porterebbe inoltre ad una maggior evaporazione dei mari liberando ulteriori quantità di vapore acqueo il principale gas serra accrescendo ulteriormente la temperatura ed aumentando quantità e violenza delle piogge. Complessivamente, recenti osservazioni satellitari hanno rilevato che il bilancio complessivo delle superfici ghiacciate sulla Terra è negativo per una percentuale compresa tra l’1 e il 1,5% per decennio evidenziando come il fenomeno del riscaldamento globale sia effettivamente in corso ed in costante aumento.

Tali cambiamenti senza dubbio porteranno a significative modificazioni degli habitat naturali andando ad incidere profondamente anche sugli equilibri socio-economici del pianeta. Risulta comunque tuttora molto difficile prevedere come realmente influirà sul sistema pianeta l’attuale riscaldamento globale, in quanto si tratterebbe di un evento senza nessun precedente in epoca storica. Inoltre il clima globale è certamente un sistema non lineare multifattoriale per cui la climatologia può stabilire delle tendenze ma non eventi di dettaglio. Alcuni scenari oggi proposti ritengono che la diminuzione della salinità dell’oceano Atlantico dovuta allo scioglimento dei ghiacci potrebbe causare il blocco della Corrente del Golfo, con conseguente raffreddamento del continente europeo ed inizio (in quest’area) di una nuova Era Glaciale.

Il dibattito scientifico [modifica]

Per analizzare in modo accurato le modificazioni del clima, le Nazioni Unite hanno costituito una Commissione Intergovernativa sul Cambiamento Climatico (IPCC) che raccoglie accademici provenienti delle nazioni del G8. l’IPCC ha rilasciato nel corso degli anni diversi documenti in cui si afferma che la temperatura globale media è aumentata di ca. 0,7 °C dalla fine del XIX secolo e che “la maggior parte del riscaldamento osservato durante gli ultimi 50 anni è attribuibile alle attività umane” [2]

Le conclusioni raggiunte dall’IPCC sono rafforzate anche da un’analisi di oltre 928 paper pubblicati nella letteratura scientifica dal 1993 ad oggi in cui si osserva che il 75% degli articoli accetta, esplicitamente o implicitamente, la tesi scientifica del contributo antropico al riscaldamento, mentre il restante 25% degli articoli copre unicamente metodologie o paleoclimatologia per cui non esprime opinioni in merito. Non mancano comunque ricercatori scettici sul ruolo antropico nell’attuale riscaldamento e soprattutto sulla reale efficacia delle misure indicate per contenerlo. Le criticità espresse da tali ricercatori, sebbene rappresentino una minoranza nella comunità scientifica, come evidenziato anche da un articolo pubblicato su Science nel dicembre 2004 [3] sono state raccolte in un recente Documentario della CBC[4]. Tra questi scienziati spiccano anche dei nomi famosi, quali il premio Nobel Kary Mullis e l’italiano Antonino Zichichi. Sostanzialmente essi affermano che non è possibile stabilire una relazione lineare tra aumento di CO2 e riscaldamento globale, rimarcando piuttosto il ruolo di altri fattori naturali tra cui il principale sarebbe la variazione dell’attività solare.

In particolare è tutt’oggi tema di accese discussioni la reale entità e gli effetti del riscaldamento. Di certo il clima terrestre non si può considerare come un sistema statico avendo presentato nella sua storia cambiamenti graduali ma intensi anche senza l’intervento dell’uomo. Sia ai tempi dell’Impero Romano che nel medioevo le temperature medie erano più alte di oggi, permettendo la colonizzazione della Groenlandia e la coltivazione estesa di viti nell’Europa del Nord. Entrambi questi periodi sono stati seguiti da periodi di raffreddamento climatico: a Londra il fiume Tamigi gelava tanto da permettere il passaggio a cavallo e lo svolgimento di mercati natalizi sul ghiaccio.

Secondo alcuni studiosi gli effetti del riscaldamento climatico antropico potrebbero essere molto maggiori se non vi fosse stata una relativa riduzione dell’irraggiamento solare dovuta all’inquinamento atmosferico. Paradossalmente, una riduzione dell’inquinamento (in particolare degli SOx e del particolato), potrebbe portare ad un aumento delle temperature superiore a quanto ipotizzato [5].

Per approfondire, vedi la voce Oscuramento globale.

Il dibattito politico [modifica]

Il graduale incremento dei dati scientifici disponbili sul riscaldamento globale ha alimentato un forte dibattito politico che ha, negli ultimi anni, iniziato a considerare tra le sue priorità anche il contenimento delle emissioni dei gas serra e l’utilizzo di fonti energetiche alternative/rinnovabili.

 

Per approfondire, vedi la voce Protocollo di Kyoto.

Un primo tentativo di limitare l’influenza delle attività umane sul clima è stato il Protocollo di Kyoto. Tale protocollo pur rappresentando un passo importante nella condivisione planetaria delle responsabilità ambientali presenta due limiti strutturali molto profondi ovvero: 1) degli obiettivi insufficienti a contenere in modo significativo le emissioni antropiche, l’obiettivo della diminuzione del 6% di anidride carbonica di origine antropica in atmosfera viene infatti giudicato troppo poco ambizioso, dato che secondo alcuni bisognerebbe ridurla del 60%; 2) l’assenza tra i firmatari di paesi quali gli Stati Uniti. Questi in un primo momento non hanno aderito ritenendo non provata la relazione tra emissioni di CO2 e il riscaldamento globale; in seguito hanno addotto come motivazione la perdita di competitività dovuta ai costi necessari per ridurre le emissioni di anidride carbonica rispetto a Cina ed India, che invece non sono obbligate dal protocollo a limitare le proprie emissioni

Inganno Globaleultima modifica: 2007-07-20T11:45:00+02:00da magix975
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